(articolo del 2012 - spostato il 24-02-2013)
Vorrei qui proporre alcune
riflessioni agli amici che sono interessati a questo argomento.
Per discutere occorre
ascoltarsi. Senza ascolto, prima di tutto non c’è rispetto dell’altro, poi non
c’è conoscenza delle cose, ed infine diventa impossibile formarsi un’opinione,
qualsiasi sia l’argomento. Le opinioni non possono essere basate su sensazioni,
o sull’irrazionalità di una contrapposizione fine a sé stessa, o ancor peggio
sull’opinione di altri.
Quante volte ho sentito
fare, da persone anche colte e intelligenti, discorsi che non reggono dal punto
di vista logico! Perché questo?
Quante volte ho sentito
addirittura dare giudizi su persone sconosciute, senza basi di conoscenza
diretta dei fatti, praticamente delle semplici “maldicenze”! Quante volte? Cos’è
questo desiderio di dare giudizi sbrigativi su tutto e su tutti, e a tutti i
costi?
Mi tocca concludere che è
un misto di menefreghismo, invidia, superbia. Menefreghismo, perché se anche
sbaglio giudizio non mi interessa, non me ne frega assolutamente nulla, perché
in fondo non me ne frega proprio niente degli altri in generale. Invidia,
perché non accetto il successo degli altri. Superbia, perché il mio giudizio è
certamente più azzeccato di quello altrui, in quanto gli altri sono tutti
stupidi. Ovviamente sono sentimenti non belli. Ed il tutto, spesso, è anche
manifestato con rabbia.
C’è troppa gente rabbiosa e
prepotente in giro, e spesso non sono persone con problemi economici. Vedo
molta più rabbia in persone benestanti, senza apparenti problemi economici
immediati. Difficilmente sono giovani (venti-trent’anni). Spesso sono persone
dai 40 anni ai 60-70 anni. Difficilmente lo vedo fra gli anziani (intendo
ottantenni almeno). Ovviamente la rabbia si scatena quando inizia una
discussione seppur minima su qualsiasi argomento: magari per un parcheggio,
oppure per aver espresso un dubbio a livello politico…
C’è troppa aggressività
verbale da parte di troppa gente. C’è anche pochissimo rispetto delle persone:
questo lo vediamo bene anche e soprattutto in politica, nei dibattiti.
La
questione diventa dirimente, in quanto c'e' in gioco la sopravvivenza
degli individui. Parlo di sopravvivenza, perché quando le persone, nelle
discussioni, non si ascoltano,
siano essi politici o semplici cittadini, si concedono un grande “lusso”
che
non è detto che possano permettersi. In una società dove non è possibile
parlare e confrontarsi non può esserci democrazia, ne' sviluppo, ne'
superamento di ingiustizie e privilegi. Chi ha la peggio, quindi, sono
sempre i piu' deboli.
Come può un paese
progredire se ogni cittadino pensa ai fatti suoi e rifiuta il confronto? A che
serve la politica, il Parlamento, i dibattiti televisivi, se, invece di discutere, soltanto si grida
e si menano le mani? Ho sentito dire: "perche' i telespettatori vogliono cosi', in quanto gli ascolti aumentano!" Mamma mia!!!
Ho
letto, ad esempio, di
recente uno scambio di opinioni “a distanza” fra esponenti di
centro-sinistra e
centro destra sulla questione “Nucleare in Italia”, con una
contrapposizione
assurda e preconcetta su questo argomento da ambo le parti: che c’entra
la
politica su queste scelte? L'energia serve all'Italia, non a uno
piuttosto che all'altro. Qui la politica non c'entra nulla! Eppure gli
Italiani si sono divisi in nuclearisti e anti-nuclearisti esattamente in
base all'appartenenza politica. Come vogliamo chiamarlo questo
fenomeno?
Porto questo esempio, ma ne
potrei citare decine. Sono decine infatti gli argomenti sui quali la politica e
i cittadini italiani si dividono in modo furioso e irrazionale. Gli
schieramenti che si formano (nucleare: sì o no; Berlusconi è un mafioso: sì o
no; Ponte sullo Stretto: sì oppure no, ecc.) sono sempre riconducibili ai
partiti di appartenenza e raramente si sente una voce fuori dal coro: è quantomeno
curiosa questa cosa.
Forse la motivazione può
essere che sempre le opinioni delle persone sono esattamente aderenti alle
direttive dei propri partiti? Anche questo sarebbe un caso curioso!
Forse è perché le persone
sono facilmente manipolabili? Non credo.
E se fosse perché nessuno
legge più nulla, non si interessa in realtà più di nulla, non approfondisce più
alcun argomento perché non è più interessato ad alcunchè? Questo spiegherebbe
tutto: non ascolto e non discuto apertamente perche’ non ho voglia di pensarci.
Allora la discussione non e’ mai veramente tale, bensi’ solo un modo per
sfogare un po’ di rabbia che hai dentro…
Tutto ciò ovviamente
delinea uno scenario di società poco bello, dove molto spesso le persone non
dicono mai quello che realmente pensano, e spesso raccontano balle, per pura
convenienza, personale o di partito, su tutto e a tutti i livelli. Chi scrive
sui giornali, ad esempio, scrive ciò che non pensa, scrive, anzi, ciò che gli è
stato detto di scrivere, cioè ciò che conviene scrivere, ovviamente in cambio
di una proporzionata e soddisfacente somma di denaro. E chi se ne frega? Che
sarà mai?
Purtroppo però la gente
legge queste sciocchezze, e magari qualcuno ci crede pure. Poi non ci dobbiamo
lamentare se qualcuno smette di votare, qualcun’altro inizia ad avere
comportamenti a dir poco incivili, e altri ancora decidono di ricominciare a
usare le mani al posto delle parole.
Mi
piace leggere, anche se
di sfuggita, i giornali più estremisti, per capire i punti di vista più
radicali, in quanto dovrebbero essere quelli più diretti e sanguigni. In
altri termini quelli più veri. Invece molto spesso riscontro
una superficialità di analisi dei problemi che lascia perplessi. Non
posso
credere che sia un limite delle capacità di chi scrive… Mi tocca quindi
colcludere che, al contrario di quelle che sono sempre le mie
aspettative, trovo più propaganda che altro, e tanta voglia di scaldare
gli animi. A volte, in mezzo a tante sciocchezze, salta fuori anche
qualche riflessione interessante, per cui continuo a leggerli,
speranzoso.
Ascoltando
i dibattiti
televisivi si presenta lo stesso problema. Ritengo quindi che cio’ sia
voluto.
In effetti credo che l’assenza di un reale dibattito sia la radice vera
della
paralisi del nostro Paese. Il problema nostro sta proprio in questo:
l’assenza
di discussione e l’incapacità di discutere. Soprattutto discutere per
capire. Ma credo anche che tutto cio' sia funzionale a qualcosa e a
qualcuno: a chi non vuol cambiare proprio nulla.
L'altra riflessione è: gli Italiani hanno la forza e, soprattutto, il coraggio per cambiare questo disgraziato paese?
A mio avviso, per poter rinnovare e migliorare un paese, elemento essenziale e’ il "coraggio". Perche?
A mio avviso, per poter rinnovare e migliorare un paese, elemento essenziale e’ il "coraggio". Perche?
Perche’
per dire la verita’
ci vuole coraggio! Per dire cio’ che si pensa ci vuole coraggio! Per
cancellare
i privilegi ci vuole coraggio! Per
correggere gli errori del passato occorre ammettere di aver sbagliato,
per cui
ci vuole un gran coraggio! Per cambiare la costituzione ci vuole
coraggio. Per elevare ai massimi livelli i politici piu' capaci ci vuole
tanti coraggio, soprattutto perche' anche tu stesso potresti perdere
qualche privilegio...
Quindi, certamente, per cambiare un paese vecchio e decrepito come l’Italia, ci vuole certamente tanto coraggio.
Quindi, certamente, per cambiare un paese vecchio e decrepito come l’Italia, ci vuole certamente tanto coraggio.
Elementi essenziali,
dunque, sono certamente la discussione e il coraggio. Questi due elementi
portano verso la condivisione dei problemi, la loro risoluzione, creando quella
coesione e unione che sono fondamento per ogni genere di progresso. Una Nazione
divisa come L’Italia, infatti, e’ un paese completamente bloccato.
Quindi, chi non vuole
cambiare, ha tutto l’interesse a coltivare le divisioni fra le persone. Divide
et Impera!!!
Cordialmente.
Cordialmente.
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